martedì 2 giugno 2009

domenica 24 maggio 2009

Piccole tartarughe crescono...



Oggi, 24 Maggio, sotto uno splendido sole estivo, è stata finalmente inaugurata la nuova sede di CasaPound Agro-Aversano. I camerati campani (ce lo aspettavamo!) hanno risposto in maniera eccezionale arrivando sul posto prima ancora dei camerati locali! A nulla sono servite le minacce gratuite di qualche "pacifista" che si indignava per la nostra presenza sul territorio, l'inaugurazione si è svolta con un clima goliardico condito da risate,dolcetti,spumante ma anche programmi per il futuro e massimo impegno di una militanza attiva.
Un ringraziamento particolare ai ragazzi di CasaPound Napoli, e CasaPound Salerno eccezionali come sempre,e anche a tutti quelli che avrebbero voluto esserci ma per motivi vari,non hanno potuto. Un grazie ai miei camerati della BMA, impegnati in quest giorni come non mai per questo avvenimento da noi tanto atteso.

martedì 19 maggio 2009

Inaugurazione CasaPound Agro-Aversano



Finalmente CasaPound ha la sua "casa" anche nell'Agro. Il gruppo di giovani che anima la comunità militante sul territorio aversano apre finalmente un proprio spazio per dare maggior impulso alle proprie iniziative. CasaPound è presente nell'agro da diversi mesisvolgendo attività di promozione culturale e di sensibilizzazione sociale, offrendo spazi ed occasioni di incontro ai cittadini che vogliano adoperarsi per la propria comunità e per il territorio in cui vivono. E' questo un ulteriore passo in avanti per una fattiva e determinata presenza sul territorio.

mercoledì 29 aprile 2009

Sergio Ramelli PRESENTE



Il nostro ricordo per Sergio, sul ponte giallo della Variante di Aversa.

sabato 25 aprile 2009

Anche se tutti....noi NO!



Noi rifiutiamo l'antifascismo, rifiutiamo l'idea che italiani debbano contrapporsi ad altri italiani, rifiutiamo l'idea che l'Italia debba celebrare una divisione e una sconfitta. Fascismo non è antitesi di libertà, non è terrore, non è regresso. Nessun paese può sperare di vivere a lungo in pace e progresso se non è capace di affrontare il proprio passato serenamente, non si può imporre la morale dei vincitori, non si possono esaltare i loro ideali e presentare il tutto come "valori universali", gli italiani non si riconoscono in massa nell'antifascismo, non è su questo punto che si può costruire una nazione unita. Riposti nei cassetti i fazzoletti rossi, dimenticati i discorsi di vecchi traditori e nuovi imbonitori, resta un'Italia divisa, un'Italia antica di secoli e non nata dalla cosiddetta "resistenza", consegnata dal 25 aprile di sessantaquattro anni fa alla schiavitù delle potenze atlantiste. La nostra voce grida la ribellione, la nostro voce è grido di libertà.

domenica 19 aprile 2009

Tutti Uniti per l'Abruzzo!




CasaPound Agro Aversano raccoglie offerte e generi di conforto (scatolame e coperte) a Cesa, in via Silvio Pellico n. 4

sabato 18 aprile 2009

DDT - Non puoi farci niente

dedicata a tutti quelli che "Sai non pensavo fossi fascista, avevo un'altra considerazione di te"

Certe volte il tempo
sembra quasi volare,
sono i giorni quando
vivi senza pensare,
da mattina a sera
solo guardando avanti
e per una volta
ti senti uno dei tanti.
Ma com'è, com'è, com'è che in fondo ti manca qualcosa.
Giri, giri, giri e poi, alla fine, torni a casa.
Certe volte il mondo
non sembra neanche male,
una doccia e dopo
di corsa per le scale,
domani sveglia presto
che c'è da lavorare
e sabato magari
si parte per il mare.
Ma com'è, com'è, com'è che in fondo ti manca qualcosa.
Giri, giri, giri e poi, alla fine, torni a casa.
E basta una canzone e basta una bottiglia, quante braccia tese è la tua famiglia.
E basta una bandiera e basta una risata, non puoi farci niente sei un camerata!
Certe volte il sesso
sembra quasi dare
quello che tu cerchi
ma non sai trovare,
un altro sospiro,
corpi da archiviare,
un abbraccio dolce
e voglia di scappare.
Ma com'è, com'è, com'è che in fondo ti manca qualcosa.
Giri, giri, giri e poi, alla fine, torni a casa.
E basta una canzone e basta una bottiglia, quante braccia tese è la tua famiglia.
E basta una bandiera e basta una risata, non puoi farci niente sei un camerata!

mercoledì 8 aprile 2009

Casapound Agro Aversano per i fratelli Abruzzesi

FRATELLI D’ITALIA
Il Terremodo in Abruzzo ha portato morti, feriti e sfollati

NON RESTATE A GUARDARE!
Anche voi potrete dare il vostro contributo donando generi di prima necessità come pasta, acqua, zucchero, riso, sapone, piatti e bicchieri di carta, carta igienica e conserve di pomodoro

AIUTIAMOLI!
La raccolta sarà effettuata sia porta a porta nei giorni di Mercoledì e Giovedì sia presso la nostra sede di Cesa, in via Silvio Pellico n° 12 fino a Sabato, dalle ore 16 alle ore 20

www.casapound.org – www.bma922.tk

venerdì 27 marzo 2009

Fasci di Combattimento. 90 anni dopo

Il 23 marzo 1919, a piazza San Seplocro, a Milano, venivano fondati i Fasci di Combattimento, nucleo primigenio di un fascismo, nato dal matrimonio celebrato in trincea, con spirito e sangue, tra futurismo, arditismo e sindacalismo rivoluzionario.

Il suo motto, “me ne frego” era stato scritto, come ebbe a dire Mussolini, sulle bende delle feirte con il sangue delle ferite.

Il fascismo rappresenta, a tutt'oggi, la più giovane, la più recente, la più attuale espressione politica. Nata almeno settant'anni dopo l'ultima espressione precedente, eretica, pragmatica e volta al futuro, la concezione politica fascista è, oggi come ieri, di avanguardia e, oggi come ieri, è la sola ad offrire risposte sia immediate, parziali, episodiche, che sistemiche, organiche e futuribili.

Malgrado una guerra mondiale mossa contro il fascismo e i popolo dal crimine organizzato, dalle banche, dalle oligarchie e dalle mafie, una guerra mondiale che ha prodotto decine di milioni di morti e ha inginocchiato l'Europa e schiavizzato il mondo, ogni giorno che passa il fascismo è più attuale e presenta risposte efficaci e condivisibili al disastro generalizzato. Risposte efficaci e condivisibili che non si fondano sul rifiuto refrattario e codino dell'attualità ma sulla sua trasformazione nel nome di una gestione efficace, volontraistica, etica, spirituale, comunitaria e, soprattutto, virile.

Mentre l'antifascismo boccheggia e agonizza invischiato nei disastri assoluti che ha prodotto e il fascismo si dimostra sempre più attuale e salutare riteniamo utile riproporre il documento storico del suo primo programma. Che, come è proprio della mentalità fascista, è appunto un programma, dunque modificabile, interpretabile e riscrivibile, e non un dogma di eunuchi.

Il seguente atto costitutivo del fascismo venne presentato il 23 marzo 1919 a Milano in piazza San Sepolcro da cui prese il nome.

Milano 23 Marzo 1929 - FONDAZIONE DEL FASCISMO ITALIANO

Italiani! Ecco il programma di un movimento genuinamente italiano. Rivoluzionario perché antidogmatico; fortemente innovatore antipregiudiziaiolo. Per il problema politico noi vogliamo:

a) suffragio universale a scrutinio di lista regionale, con rappresentanza proporzionale, voto ed eleggibilità per le donne.
b) Il minimo di età per gli elettori abbassato a 18 anni; quello per i deputati abbassato a 25 anni.
c) L'abolizione del Senato.
d) La convocazione di una assemblea Nazionale per la durata di tre anni, il cui primo compito sia quello di stabilire la forma di costituzione dello Stato.
e) La formazione di Consigli Nazionali tecnici del lavoro, dell'industria, dei trasporti, dell'igiene sociale, delle comunicazioni, ecc. eletti dalle collettività professionali o di mestiere, con poteri legislativi, e diritto di eleggere un Commissario Generale con poteri di Ministro.
f) L'elezione popolare di una magistratura indipendente dal potere esecutivo.

PER IL PROBLEMA SOCIALE, NOI VOGLIAMO:
a) La sollecita promulgazione di una legge dello Stato che sancisca per tutti i lavoratori la giornata legale di otto ore di lavoro.
b) Minimi di paga.
c) La partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dell'industria
d) L'affidamento alle stesse organizzazioni proletarie (che siano degne moralmente e tecnicamente) della gestione di industrie e servizi pubblici.
e) La rapida e completa sistemazione dei ferrovieri e di tutte le industrie dei trasporti.
f) Una necessaria modificazione del progetto di legge di assicurazione sulla invalidità e sulla vecchiaia abbassando il limite di età, proposto attualmente a 65 anni, a 55 anni.

PER IL PROBLEMA MILITARE, NOI VOGLIAMO:
a) L'istituzione di una milizia nazionale con brevi servizi di istruzione a compito esclusivamente difensivo e il disarmo generale.
b) La nazionalizzazione di tutte le fabbriche di armi e di esplosivi.
c) Una politica estera nazionale intesa a valorizzare, nelle competizioni pacifiche della civiltà, la Nazione italiana nel mondo.

PER IL PROBLEMA FINANZIARIO, NOI VOGLIAMO:

a) Una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo, che abbia forma di vera espropriazione parziale di tutte le ricchezze.
b) Il sequestro (confisca) di tutti i beni delle congregazioni religiose e l'abolizione di tutte le mense vescovili che costituiscono una enorme passività per la Nazione e un privilegio di pochi.
c) La revisione di tutti i contratti di forniture di guerra ed il sequestro dell'85% per cento dei profitti di guerra.
d) La gestione cooperativa della produzione agricola e la concessione della terra ai contadini.

domenica 22 febbraio 2009

Futurfascismo


Tre colonne all’apertura della prima pagina del quotidiano parigino “Le Figaro”, il 20 febbraio 1909, erano occupate da un grande articolo, intitolato Le Futurisme. Con la effe maiuscola, come si deve al nome di qualcosa di molto importante. Seguivano una entusiastica presentazione del movimento e il suo manifesto, per intero fino alla firma di Filippo Tommaso Marinetti. Quel quotidiano era il più autorevole e diffuso di Parigi, circolava negli ambienti del potere, nelle ambasciate e arrivava anche all’estero. Fra le sue firme si erano letti i nomi di Emile Zola, Marcel Proust, André Gide, George Sand, Guy de Maupassant, Octave Mirbeau, Théophile Gautier. Il manifesto del futurismo era uscito due settimane prima (5 febbraio 1909), ma in Italia, per la prima pubblicazione, aveva dovuto contentarsi della cronaca letteraria di un quotidiano bolognese minore, “La Gazzetta dell’Emilia” (in Emilia, il foglio leader era già “Il resto del Carlino”). Il chiasso verrà dopo, su tutti i giornali italiani.
Filippo Tommaso Marinetti veniva da Alessandria d’Egitto, dove era nato il 22 dicembre 1876 perché suo padre vi esercitava la professione legale, che aveva fatto ricca la famiglia. Ma chi era realmente Marinetti? Il teorico di una nuova arte? Il precursore delle avanguardie del ‘900? Un rivoluzionario? Un abile promotore di sé? Un mistificatore? Un matto? C’era forse un po’ di tutti questi elementi. Però, quella parte che ha caratterizzato le arti figurative del ‘900, proprio nel suo movimento aveva fatto i suoi passi, talvolta decisivi. Questo non lo si voleva dire. Di Marinetti, si preferiva ricordarne solo le estrosità stravaganti. Se vogliamo vedere serenamente il nesso culturale fra Marinetti e gli esordi dell’arte moderna, dobbiamo leggere il libro di Giordano Bruno Guerri, Filippo Tommaso Marinetti. Invenzioni, avventure e passioni di un rivoluzionario, scritto senza boria e oscurità professorali, ma solidamente documentato (Mondadori ed., pp. VI-338, euro 20). Quanto a Marinetti, si può ricordare che il libro non è limitato alla sua personalità artistica, ma del fondatore del Futurismo fa conoscere anche le vicende personali e familiari.
Quando un’idea e un sistema politico vengono sconfitti, si usa mandare all’inferno tutto quello che vi ha ruotato intorno: arte, cultura, persone. Così è successo anche col Futurismo, perché il fondatore, Marinetti, aveva fatto coincidere la sua vita personale e politica con l’intera stagione del fascismo. Di lui, cassazione totale dunque, senza volerne conoscere la storia. Tutto liquidato. Si era persa così la possibilità di ricordare che in quel movimento avevano operato i nomi più significativi delle arti figurative del ‘900 italiano: Carlo Carrà, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Gino Severini. Erano le firme del manifesto della pittura futurista, che aveva abolito l’immagine e la prospettiva, introducendo la visione da più punti di vista che voleva esprimere il dinamismo. Quelle regole, nei fatti, hanno dominato per decenni le arti figurative, andando ben al di là del nostro Paese perché ci furono persino un futurismo russo e ungherese. L’elenco dei futuristi non si limita ai nomi che abbiamo ricordato. Il gruppo degli artisti milanesi si trasferì a Roma, a fondare il “secondo futurismo”, e poi il terzo. I nomi, nei vari campi, furono quelli di Mario Sironi, Enrico Prampolini, Ardengo Soffici, Bruno Munari, il maestro delle espressioni nuove del design e della grafica. Non si trattò dunque di una ventata passeggera, né fu limitata alle arti figurative. Scorreva intanto la storia del fascismo, più che ventennale per Marinetti. Il futurismo ne fu espressione artistica, e Marinetti volle seguire Mussolini fino a Salò. E allora? Gli aspetti, per Marinetti, sono due: quello artistico e quello politico. La vita non si riesce quasi mai a studiarsela a tavolino in anticipo, con calcolo e freddezza. Ci sono passioni forti che possono accompagnare nelle scelte. C’è chi sente il bisogno di coerenza con sé e col proprio passato, come dev’essere stato per Marinetti. Così può succedere di andarsene a dare testimonianza politica fino al fascismo morente. Dannandosi per il resto dei tempi. Onesta, viva, appassionata, ampia, documentata con grande scrupolo è la biografia che Giordano Bruno Guerri ha dedicato a Marinetti. Egli ha riportato alla luce un dannato. Due volte dannato, nell’arte e nella politica.
Nico Perrone
Professore dell'Università degli Studi di Bari

fonte: noreporter.org