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martedì 2 giugno 2009
mercoledì 29 aprile 2009
sabato 25 aprile 2009
Anche se tutti....noi NO!
Noi rifiutiamo l'antifascismo, rifiutiamo l'idea che italiani debbano contrapporsi ad altri italiani, rifiutiamo l'idea che l'Italia debba celebrare una divisione e una sconfitta. Fascismo non è antitesi di libertà, non è terrore, non è regresso. Nessun paese può sperare di vivere a lungo in pace e progresso se non è capace di affrontare il proprio passato serenamente, non si può imporre la morale dei vincitori, non si possono esaltare i loro ideali e presentare il tutto come "valori universali", gli italiani non si riconoscono in massa nell'antifascismo, non è su questo punto che si può costruire una nazione unita. Riposti nei cassetti i fazzoletti rossi, dimenticati i discorsi di vecchi traditori e nuovi imbonitori, resta un'Italia divisa, un'Italia antica di secoli e non nata dalla cosiddetta "resistenza", consegnata dal 25 aprile di sessantaquattro anni fa alla schiavitù delle potenze atlantiste. La nostra voce grida la ribellione, la nostro voce è grido di libertà.
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venerdì 27 marzo 2009
Fasci di Combattimento. 90 anni dopo
Il 23 marzo 1919, a piazza San Seplocro, a Milano, venivano fondati i Fasci di Combattimento, nucleo primigenio di un fascismo, nato dal matrimonio celebrato in trincea, con spirito e sangue, tra futurismo, arditismo e sindacalismo rivoluzionario.
Il suo motto, “me ne frego” era stato scritto, come ebbe a dire Mussolini, sulle bende delle feirte con il sangue delle ferite.
Il fascismo rappresenta, a tutt'oggi, la più giovane, la più recente, la più attuale espressione politica. Nata almeno settant'anni dopo l'ultima espressione precedente, eretica, pragmatica e volta al futuro, la concezione politica fascista è, oggi come ieri, di avanguardia e, oggi come ieri, è la sola ad offrire risposte sia immediate, parziali, episodiche, che sistemiche, organiche e futuribili.
Malgrado una guerra mondiale mossa contro il fascismo e i popolo dal crimine organizzato, dalle banche, dalle oligarchie e dalle mafie, una guerra mondiale che ha prodotto decine di milioni di morti e ha inginocchiato l'Europa e schiavizzato il mondo, ogni giorno che passa il fascismo è più attuale e presenta risposte efficaci e condivisibili al disastro generalizzato. Risposte efficaci e condivisibili che non si fondano sul rifiuto refrattario e codino dell'attualità ma sulla sua trasformazione nel nome di una gestione efficace, volontraistica, etica, spirituale, comunitaria e, soprattutto, virile.
Mentre l'antifascismo boccheggia e agonizza invischiato nei disastri assoluti che ha prodotto e il fascismo si dimostra sempre più attuale e salutare riteniamo utile riproporre il documento storico del suo primo programma. Che, come è proprio della mentalità fascista, è appunto un programma, dunque modificabile, interpretabile e riscrivibile, e non un dogma di eunuchi.
Il seguente atto costitutivo del fascismo venne presentato il 23 marzo 1919 a Milano in piazza San Sepolcro da cui prese il nome.
Milano 23 Marzo 1929 - FONDAZIONE DEL FASCISMO ITALIANO
Italiani! Ecco il programma di un movimento genuinamente italiano. Rivoluzionario perché antidogmatico; fortemente innovatore antipregiudiziaiolo. Per il problema politico noi vogliamo:
a) suffragio universale a scrutinio di lista regionale, con rappresentanza proporzionale, voto ed eleggibilità per le donne.
b) Il minimo di età per gli elettori abbassato a 18 anni; quello per i deputati abbassato a 25 anni.
c) L'abolizione del Senato.
d) La convocazione di una assemblea Nazionale per la durata di tre anni, il cui primo compito sia quello di stabilire la forma di costituzione dello Stato.
e) La formazione di Consigli Nazionali tecnici del lavoro, dell'industria, dei trasporti, dell'igiene sociale, delle comunicazioni, ecc. eletti dalle collettività professionali o di mestiere, con poteri legislativi, e diritto di eleggere un Commissario Generale con poteri di Ministro.
f) L'elezione popolare di una magistratura indipendente dal potere esecutivo.
PER IL PROBLEMA SOCIALE, NOI VOGLIAMO:
a) La sollecita promulgazione di una legge dello Stato che sancisca per tutti i lavoratori la giornata legale di otto ore di lavoro.
b) Minimi di paga.
c) La partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dell'industria
d) L'affidamento alle stesse organizzazioni proletarie (che siano degne moralmente e tecnicamente) della gestione di industrie e servizi pubblici.
e) La rapida e completa sistemazione dei ferrovieri e di tutte le industrie dei trasporti.
f) Una necessaria modificazione del progetto di legge di assicurazione sulla invalidità e sulla vecchiaia abbassando il limite di età, proposto attualmente a 65 anni, a 55 anni.
PER IL PROBLEMA MILITARE, NOI VOGLIAMO:
a) L'istituzione di una milizia nazionale con brevi servizi di istruzione a compito esclusivamente difensivo e il disarmo generale.
b) La nazionalizzazione di tutte le fabbriche di armi e di esplosivi.
c) Una politica estera nazionale intesa a valorizzare, nelle competizioni pacifiche della civiltà, la Nazione italiana nel mondo.
PER IL PROBLEMA FINANZIARIO, NOI VOGLIAMO:
a) Una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo, che abbia forma di vera espropriazione parziale di tutte le ricchezze.
b) Il sequestro (confisca) di tutti i beni delle congregazioni religiose e l'abolizione di tutte le mense vescovili che costituiscono una enorme passività per la Nazione e un privilegio di pochi.
c) La revisione di tutti i contratti di forniture di guerra ed il sequestro dell'85% per cento dei profitti di guerra.
d) La gestione cooperativa della produzione agricola e la concessione della terra ai contadini.
Il suo motto, “me ne frego” era stato scritto, come ebbe a dire Mussolini, sulle bende delle feirte con il sangue delle ferite.
Il fascismo rappresenta, a tutt'oggi, la più giovane, la più recente, la più attuale espressione politica. Nata almeno settant'anni dopo l'ultima espressione precedente, eretica, pragmatica e volta al futuro, la concezione politica fascista è, oggi come ieri, di avanguardia e, oggi come ieri, è la sola ad offrire risposte sia immediate, parziali, episodiche, che sistemiche, organiche e futuribili.
Malgrado una guerra mondiale mossa contro il fascismo e i popolo dal crimine organizzato, dalle banche, dalle oligarchie e dalle mafie, una guerra mondiale che ha prodotto decine di milioni di morti e ha inginocchiato l'Europa e schiavizzato il mondo, ogni giorno che passa il fascismo è più attuale e presenta risposte efficaci e condivisibili al disastro generalizzato. Risposte efficaci e condivisibili che non si fondano sul rifiuto refrattario e codino dell'attualità ma sulla sua trasformazione nel nome di una gestione efficace, volontraistica, etica, spirituale, comunitaria e, soprattutto, virile.
Mentre l'antifascismo boccheggia e agonizza invischiato nei disastri assoluti che ha prodotto e il fascismo si dimostra sempre più attuale e salutare riteniamo utile riproporre il documento storico del suo primo programma. Che, come è proprio della mentalità fascista, è appunto un programma, dunque modificabile, interpretabile e riscrivibile, e non un dogma di eunuchi.
Il seguente atto costitutivo del fascismo venne presentato il 23 marzo 1919 a Milano in piazza San Sepolcro da cui prese il nome.
Milano 23 Marzo 1929 - FONDAZIONE DEL FASCISMO ITALIANO
Italiani! Ecco il programma di un movimento genuinamente italiano. Rivoluzionario perché antidogmatico; fortemente innovatore antipregiudiziaiolo. Per il problema politico noi vogliamo:
a) suffragio universale a scrutinio di lista regionale, con rappresentanza proporzionale, voto ed eleggibilità per le donne.
b) Il minimo di età per gli elettori abbassato a 18 anni; quello per i deputati abbassato a 25 anni.
c) L'abolizione del Senato.
d) La convocazione di una assemblea Nazionale per la durata di tre anni, il cui primo compito sia quello di stabilire la forma di costituzione dello Stato.
e) La formazione di Consigli Nazionali tecnici del lavoro, dell'industria, dei trasporti, dell'igiene sociale, delle comunicazioni, ecc. eletti dalle collettività professionali o di mestiere, con poteri legislativi, e diritto di eleggere un Commissario Generale con poteri di Ministro.
f) L'elezione popolare di una magistratura indipendente dal potere esecutivo.
PER IL PROBLEMA SOCIALE, NOI VOGLIAMO:
a) La sollecita promulgazione di una legge dello Stato che sancisca per tutti i lavoratori la giornata legale di otto ore di lavoro.
b) Minimi di paga.
c) La partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori al funzionamento tecnico dell'industria
d) L'affidamento alle stesse organizzazioni proletarie (che siano degne moralmente e tecnicamente) della gestione di industrie e servizi pubblici.
e) La rapida e completa sistemazione dei ferrovieri e di tutte le industrie dei trasporti.
f) Una necessaria modificazione del progetto di legge di assicurazione sulla invalidità e sulla vecchiaia abbassando il limite di età, proposto attualmente a 65 anni, a 55 anni.
PER IL PROBLEMA MILITARE, NOI VOGLIAMO:
a) L'istituzione di una milizia nazionale con brevi servizi di istruzione a compito esclusivamente difensivo e il disarmo generale.
b) La nazionalizzazione di tutte le fabbriche di armi e di esplosivi.
c) Una politica estera nazionale intesa a valorizzare, nelle competizioni pacifiche della civiltà, la Nazione italiana nel mondo.
PER IL PROBLEMA FINANZIARIO, NOI VOGLIAMO:
a) Una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo, che abbia forma di vera espropriazione parziale di tutte le ricchezze.
b) Il sequestro (confisca) di tutti i beni delle congregazioni religiose e l'abolizione di tutte le mense vescovili che costituiscono una enorme passività per la Nazione e un privilegio di pochi.
c) La revisione di tutti i contratti di forniture di guerra ed il sequestro dell'85% per cento dei profitti di guerra.
d) La gestione cooperativa della produzione agricola e la concessione della terra ai contadini.
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domenica 15 febbraio 2009
L'Inferno dei buoni: Dresda 1945
Dal 13 al 15 febbraio 1945 ebbe luogo il bombardamento terroristico al fosforo di Dresda, un massacro indiscriminato e continuativo di civili (le stime oscillano tra le centocinquantamila e le trecentomila vittime in quarantott'ore!) Le bombe al fosforo non diedero scampo; molti feriti si gettarono nelle acque del fiume Elba per spegnere le fiamme che li divoravano, ma continuarono a bruciare anche in acqua e nessuno di loro poté salvarsi né lenire le sue sofferenze. I criminali responsabili di quell'ignominia non hanno mai pagato e hanno addirittura preteso, con l'arroganza del vincitore, di farsi giudici dei vinti. Dresda brucia ancora.
fonte: www.noreporter.org
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mercoledì 11 febbraio 2009
80 ANNI FA IL CONCORDATO
L'11 febbraio 1929 Benito Mussolini chiudeva, per il momento, quel contenzioso Stato-Chiesa che ci trascinavamo da oltre mezzo secolo. I Patti laternanensi vennero siglati con un Pontefice avversario, quel Pio XI che oltralpe aveva recentemente scomunicato l'Action Française, cattolicissima e apostolicissima, per compiacere quella massonica Repubblica orientata a sinistra che stava moderando la sua politica riguardo gli averi vaticani. Il Papa delle encicliche antitedesche, quello dell'opposizione antifascista a tutto campo, non aveva esitato a scarificare sull'altare dell'opportunismo i suoi fedeli francesi così come solo qualche mese dopo gli accordi con l'Italia si sarebbe lavato disinvoltamente le mani del sangue dei Cristeros in Messico. Fu con quest'uomo, Capo di Stato molto più che Sacerdote, che venne siglato il Concordato. Nel solco di un precedente napoleonico, con la chiara visione dantesca di separazione delle funzioni, in una conciliazione d'intenti e di civiltà. Né più né meno di quanto ottant'anni prima aveva cercato di fare la Repubblica Romana. L'intento era chiaro: sottrarre la nostra nazione e il nostro popolo a quella volgare opposizione tra fazioni dogmatiche e intolleranti cui abbiamo tornato ad assistere ai giorni nostri e che particolarmente ha ammorbato l'aria durante la tragedia di Eluana. Se Pio XI aveva ben altre mire, Mussolini cercò invece una vera e propria conciliazione che desse “a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Il che appare esplicito dalla decisione presa sui matrimoni: lo Stato considerava validi quelli compiuti in Chiesa, mentre la Chiesa, ovviamente (il contrario sarebbe assurdo) non lo faceva per quelli celebrati in Comune. Di fatto ciò attestava la superiorità civile e amministrativa delle Istituzioni rispetto alla Chiesa cui veniva riconosciuta l'autorità religiosa. Come immediato effetto dei Patti, il Duce proibì l'ostentazione sul territorio italiano delle bandiere bianche e gialle di uno “Stato straniero” e, per ribadire sia la sua profonda convinzione filosofica che l'autonomia politica dello Stato, sei giorni dopo, il 17, nell'anniversario del suo sacrificio al rogo, intese commemorare Giordano Bruno. Dall'11 febbraio in poi iniziò così una lunga parita a scacchi o se vogliamo un duello di fioretto tra il Vaticano, che accusava il fascismo d'indottrinare i giovani e di fornire loro una sua mistica, e lo stesso fascismo che proseguiva la sua via di virilità. Il conflitto fu di poteri, di filosofia e di mistica ma non divenne mai una polarizzazione (che sarebbe stata opposta alla vocazione fascista) tanto che la saldatura tra cattolicesimo e fascismo avvenne spessissimo senza che con ciò fosse minimamente penalizzata qualunque componente non cattolica, anticlericale e perfino pagana interna al movimento e al partito. Mussolini seppe unire anche per l'occasione il pragmatismo ad un vero e proprio intendimento tradizionale. E' per questo che tutte le interpretazioni, favorevoli o contrarie, date al Concordato sia da parte dei neoguelfi che dei mangiapreti sono completamente inesatte. Il Concordato a livello di base popolare, riuscì e non fu troppo frainteso. Certamente poiché gli obiettivi reali dello Stato e del Vaticano erano assolutamente divergenti tra loro, a livello di alto clero la fronda fu più o meno continuativa. D'altronde Mussolini cercava di rendere miracolosamente alla Chiesa quel ruolo dignitoso e valido cui proprio il Vaticano l'aveva sottratta durante il Sacro Romano Impero e provò a farla convivere con un'idea di nazione cui essa è ontologicamente estranea. Farlo poi in Italia dove il potere della Chiesa è, storicamente, avverso e proporzionalmente inverso a quello dello Stato era davvero un'opera difficilissima. Ma il Duce amava le imprese ardue e poteva provarci, visto che era riuscito perfino a far sì che ci facessimo rispettare ovunque.
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martedì 10 febbraio 2009
lunedì 9 febbraio 2009
160 di Repubblica Romana
Il 9 febbraio 1849 veniva acclamata la Repubblica Romana, plebiscitariamente, con un consenso di massa talmente alto che non fu mai eguagliato altrove. Segno che lo Stato Pontificio era il più impopolare, tra i suoi sudditi, di tutti gli stati e staterelli della Pensiola. Il più amato fu invece quello borbonico, Sicilia esclusa. Assunta la forma del triumvirato (Armellini, Mazzini e Saffi) e riscoperti i simboli prischi, la Repubblica visse cinque mesi di fermento e di creatività e offerse un eccezionale sacrificio di sangue in cui s'immolarono epicamente migliaia di eroi. La strenua difesa, vera e propria fondazione di sangue dell'italianità, fu eretta in difesa dell'invasione, richiesta da Pio IX fuggiasco, operata dalle truppe della Repubblica francese. Questo dato basterebbe da solo a sconvolgere il dogma controrivoluzionario più frequente, quello che liquida la Repubblica Romana come entità massonica in contrasto con uno Stato definito (con una bella dose di camaleontismo storico e metafisico) come “tradizionale”. In realtà non solo nella Repubblica Romana, il cui motto era “Dio e Popolo” esistevano componenti cattoliche ed addirittura esponenti clericali ma per rovesciarla nel sangue e nel massacro di quello che doveva essere il “suo” popolo, il Papa fece intervenire l'esercito di una Repubblica massonica per antonomasia, guidato da alti ufficiali massoni. I dogmi sbandierati da chi fonda il suo potere sui condizionamenti sono sempre falsi e non reggono mai la comprova se ci si azzarda a guardare la realtà nella sua pienezza. E' così che si comprenderà senza troppa difficoltà come e perché Mussolini onorò ed omaggiò sempre la Repubblica Romana e i suoi luoghi sacralizzati dal sacrificio eroico (Gianicolo, Vascello) e per quale sentimento lucido di continuità ne fece, insieme a Pavolini, la trama mitica dell'intera Repubblica Sociale.
[fonte: noreporter.org]
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sabato 7 febbraio 2009
"E NOI SIAMO ANCORA QUI, PER RICORDARE..."

Una poco clemente giornata coperta e lievemente piovosa ha bagnato il sentito ricordo dei martiri infoibati in quel di Frattamaggiore (NA), organizzata dalla rappresentanza del Liceo Scientifico Miranda del Blocco Studentesco.
Circa una settantina di unità si è mossa dal piazzale antistante il Liceo fino alla piazza ove ha sede il Comune, in un turbinio di tricolori e senza insegne di partito.
Un ricordo a cui tanta gente curiosa ha risposto chiedendo spiegazioni, cosa che dimostra quanto si vogliano coprire le colpe, pesantissime, di chi ha amministrato finora "la memoria"
Un sentitissimo presente anche ai caduti della Grande Guerra, che per quelle terre versarono il loro sangue fino all'ultima goccia.
ISTRIA, FIUME E DALMAZIA, NE' SLOVENIA NE' CROAZIA
TERRA ROSSA, TERRA ISTRIANA, TERRA MIA, TERRA ITALIANA!
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mercoledì 4 febbraio 2009
07 FEBBRAIO 2008: A Frattamaggiore per ricordare i martiri delle Foibe
Per il giorno 07 febbraio il Blocco Studentesco ha organizzato un corteo di commemorazione per le vittime delle Foibe che partirà dal piazzale antistante il liceo scientifico Carlo Miranda ed avrà fine a Piazza Durante sotto il Palazzo Comunale. Avendo la scuola non organizzato alcun evento per la ricorrenza del giorno del Ricordo dei Martiri delle Foibe (10 Febbraio) gli studenti del Blocco Studentesco hanno organizzato ciò per dimostrare ai professori e alla dirigenza scolastica che,nonostante i libri di scuola celino certe verità,noi studenti ricerchiamo una Giustizia storica nei confotni degli italiani uccisi dalla violenza comunista di Tito.
Vi invito alla massima presenza,è un'occasione come poche per dimostrare quanto può essere grande la forza di noi studenti per non dimenticare i 20 000 italiani massacrati e i 350 000 esuli italiani !
Ovviamente noi della BMA e di Casapound Agro Aversano aderiamo con entusiamo a questa iniziativa dei ragazzi del Blocco Studentesco di Frattamaggiore, coadiuvati dal Blocco di Napoli e dalle altre realtà campane che sostengono da anni la necessità di ricordare nel miglior modo possibile una tragedia troppo spesso sottovalutata solo perchè vede per protagonisti dei "vinti".
Ancora oggi, nel 2009, le terre d'Istria, di Fiume e Dalmazia gridano vendetta, gridano libertà e gridano il loro sentirsi terre d'Italia.
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venerdì 26 dicembre 2008
Buon compleanno a Federico II di Svevia, Puer Apuliae e Stupor Mundi!!!
Il 26 dicembre 1194 nasceva a Jesi una delle maggiori e più fulgide figure dell'intera storia. Federico II di Svevia, lo Stupor Mundi che ebbe la capacità di reinterpretare l'Età di Mezzo, di essere ponte tra civiltà e tra ere e di rappresentare l'Asse verso il cielo. A tal punto che il Papa, per gelosia, lo scomunicò per aver recuperato il Santo Sepolcro!
Nel suo segno, l'Impero.
(fonte: noreporter.org)
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